Basta leggere un quotidiano per avere il polso della deriva inarrestabile di una società senza padri.
Il padre non è rappresentato soltanto dal padre concreto, colui che mette al mondo il bambino o che lo accudisce. Secondo la psicoanalisi, infatti, il padre rappresenta anche un’immagine archetipica. Potente e indispensabile.
Un’immagine interiorizzata che consente di crescere, di diventare adulti, psichicamente sani, equilibrati, possibilmente con un buon controllo sugli impulsi.
La società di oggi propone una totale assenza di regole. Dall’identità e sessualità fluida, sino ad arrivare alla perdita del ruolo genitoriale.
I genitori di oggi sono genitori alla pari.
Sono genitori giovanili, forse meno giovani di un tempo, più tolleranti e meno attenti al rispetto delle regole; talvolta, tendono a regredire a uno stadio adolescenziale insieme ai loro figli per lenire la paura di invecchiare.
Così, i bambini diventano precocemente adolescenti, con degli smartphone come tata, senza censure e divieti. Il tutto pericolosamente online.
In questo caos del vivere, si sono smarriti i ruoli e le regole del crescere.
Argini che, anche se scomodi, servono a contenere le possibili mareggiate del diventare adulti.
La loro assenza favorisce, senza dubbio, pericolosi e frequenti straripamenti. Abbiamo del tutto smarrito il genitore autorevole e protettivo che tendeva a negare una minigonna troppo mini o un tacco troppo alto.
Abbondano i genitori social, tra selfie e vita intima postata online, anche a scapito del pudore e della privacy dei loro figli.

Società senza padri, mancanza di autorità e psicopatologia

Un tempo avevamo la figura del padre autoritario, colui che incarnava la regola, il divieto, la differenza tra ciò che è bene ciò che è male. E lo tramandava, senza se e senza ma.
Negli anni, lentamente ma costantemente, è venuta a mancare la figura di riferimento normativo. Siamo passati dal padre padrone al padre autorevole, dal padre-mammo e accudente al padre senza identità e senza funzione paterna.
La scomparsa della figura del padre ha dato vita a tutta una serie di derive, e alla nascita di nuove psicopatologie da mancanza di freni inibitori.

Cambiano le epoche, cambiano le problematiche psichiche, e le dipendenze imperano

Dalle isterie di due secoli fa, di freudiana memoria, siamo giunti alle nevrosi ossessive, per giungere poi ai disturbi dell’umore – l’epoca del prozac per tutti, della felicità a oltranza, postata, obbligata e per tutti -, all’ansia somatica con le sue goccine al bisogno e il dr. Google.
Oggi siamo approdati nella terra delle compulsioni.
Ludopatie – tra il web e il gioco d’azzardo legalizzato, per chi ha una personalità dipendente resistere al canto delle sirene è davvero complesso – dipendenze affettive e alimentari, dipendenza da internet con le sue magie e false compensazioni; per proseguire con l’uso e abuso di pornografia online.
Le nuove forme di dipendenza senza sostanza. Sino a sfociare nello stalker – anche lui affamato d’amore – e nel femminicidio.
Anche lei malata di dipendenza affettiva e fame d’amore.
La responsabilità di tutto ciò è anche del sociale.

Manca il padre. Manca la funzione paterna. Manca il rigore del Super-Io. Manca il conflitto generazionale

Il padre non è una figura opzionale alla crescita di un figlio, maschio o femmina che sia. É la concretizzazione del freno inibitore e della censura.
Incarna il divieto, la capacità di resistere alle pulsioni, all’aspetto esclusivamente gaudente della vita, al canto delle sirene del “tutto è possibile e nulla è punibile”.
Un figlio che uccide un genitore, due ragazzi che accoltellano delle persone anziane per derubarle, uno stupro di gruppo, la violazione dell’infanzia e della donna, sono tutte derive da mancanza di valori e di padri.

Dal simbolico al concreto. Nessuno uccide nessun altro, se non concretamente

Un bambino per diventare adulto deve attraversare tutta una serie di tappe psichiche simboliche e faticose.
Una delle quali, secondo la psicoanalisi, è l’uccisione simbolica del genitore: passaggio indispensabile per rompere il guscio uovo e nascere come persone.
L’adolescente contratta le regole e i divieti, interiorizza le regole, le rivisita e le fa sue, lotta per crescere e per essere indipendente.
Ai nostri giorni non c’è nessun guscio-uovo-famiglia da rompere, e non c’è nessuno da uccidere (simbolicamente). Le uccisioni, anche dei genitori, avvengono, purtroppo, concretamente.

Padri mancati e mancanti. Funzione materna e funzione paterna

Che ci piaccia o meno, un figlio ha bisogno di due genitori per crescere. Entrambi i genitori possono alternarsi nella funzione materna e paterna, e essere oggetto di attaccamento e di separazione. Due moti indispensabili alla crescita.
Un discorso a parte va fatto per le famiglie monoparentali o ricostruire di cui parlerò in seguito. La funzione materna è deputata al tenere dentro, all’accogliere e all’accudire. È la funzione di chi si prende cura dei bisogni del bambino, concreti e simbolici.
La madre è l’utero che contiene e che protegge, che accoglie e rassicura.
La funzione paterna che è quella normativa perché deputata a fornire regole di comportamento e porre dei limiti e dei confini. Divieti assolutamente indispensabili nella vita del bambino, quelle regole, senza le quali il bambino si muoverebbe in un caos assoluto.
La funzione paterna ha anche il ruolo di emancipare, di aiutare il bambino a non rimanere simbolicamente in utero, dentro il rassicurante e morbido abbraccio materno. Quindi, il padre, aiuta il bambino a crescere, a diventare adulto, ad avere voglia di esplorare il mondo. Con coraggio, autonomia e regole interiorizzate.

I no che aiutano a crescere: il valore formativo dei no. Addio vecchia, cara, frustrazione e addio desiderio

Oggi sembra essere cambiato tutto, anche la struttura della famiglia è più morbida e meno normativa.
Manca del tutto il conflitto generazionale, i ragazzi non contrattano gli orari di uscita, non desiderano avere degli oggetti costosi o fare delle cose che un tempo erano vietate, perché gli viene concesso tutto, e anche subito.
Il tutto e subito ha una marcata ripercussione sul ruolo genitoriale, che viene del tutto vanificato, e sulla dimensione del desiderio, che viene del tutto estinto.
I ragazzi di oggi sono dei giovani non desideranti.
Non hanno alcun motivo di desiderare, perché quello che desiderano si concretizza prima che possano lottare o risparmiare per averlo davvero.
Il desiderio senza proibizione, senza frustrazione e senza capacità d’attesa ha vita breve.
La voglia di fare, di andare avanti nella vita, di crescere e di diventare autonomi, in un clima di estremo agio, di accondiscendenza e di desideri prontamente esauditi, senza attesa e senza fatica, non aiuta i nostri giovani a crescere.
Così, può capitare che l’età cronologica non corrisponda a quella psichica.
Il genitore moderno non regge il conflitto, non contratta i limiti. È un genitore amico e un compagno di giochi. Più complice che educativo.
Il genitore divorziato, per esempio, viene rapito dai sensi di colpa per il fallimento del legame amoroso, così, spesso, tende a farsi manipolare e a sedare la colpa con le iper concessioni.
Un padre non autoritario, debole e inconsistente suo piano educativo e personologico, dedito solo al piacere e al divertimento, non insegna ai figli come diventare adulti.
I ragazzi non avranno voglia di diventare adulti e padri, le ragazze stentano a diventare donne e a trovare compagni di vita adeguati.
I ruoli vanno ben distinti.
Un genitore, padre o madre che sia, non può indossare i panni di un compagno di gioco. Non può essere amico, ma deve rimanere un muro sul quale il figlio può infrangersi. Sempre.
I primi contengono, i secondi si ribellano.
I primi rimproverano, i secondi si arrabbiano.
E ancora, i primi stabiliscono le regole e gli orari, i secondi non li rispettano.