Ho immaginato di prestare la mia penna a Sandra (nome di fantasia), che racconta le emozioni che prova, sempre diverse, da quando si è innamorata del suo, sempre più suo, Giorgio.

L’uomo che amo è una camera con vista. Una camera con vista verso l’esterno e con vista verso l’interno: il panorama più affascinante che ci sia. Quando guardo lui, Giorgio, guardo me in lui e lui in me, pur scorgendo i confini e i margini di noi. Guardo con estrema ammirazione e orgoglio quelle parti psichiche nuove che il suo amore per me ha fatto prima nascere e poi germogliare dentro di me.
Grazie a Giorgio sono diventata più coraggiosa e anche più simpatica; quella simpatia che consideravo spregiante e respingente, se non addirittura inopportuna; quella simpatia che non pensavo di avere e di cui adesso non potrei più fare a meno.
Giorgio è il mio panorama preferito. Lui è il buono e il bello. È la riparazione e il riparo dalle intemperie e brutture della vita. È il pensiero lieto quando sono cupa, l’abbraccio quando ho paura o sono stanca.
Giorgio è la mia camera con vista.
È la vetrata sull’oceano.
È la stanza dell’adulterio, la stanza della trasgressione e dell’amore.
È il cielo in una stanza. È una stanza con il mondo fuori.
Nella mia camera con vista non ci sono draghi e nemmeno mostri. C’è luce e quando diventa buio perché scende la sera, non c’è minaccia alcuna, c’è tanta intimità e tanta fiducia. Non devo tenere la luce accesa per non avere paura, posso permettermi la penombra e anche il buio.
La mia camera con vista è quel luogo dove non devo essere altro da me, ma semplicemente me. Ed è il luogo dove le paure si dissolvono e le certezze si fanno mattoni e ponti, quelli che cuciono gli strappi.
Nella mia camera con vista posso stare da sola pur stando in compagnia, ma non capita mai di stare in compagnia e di sentirmi da sola.
Nella mia camera con vista c’è il suono delle parole. Mai vuote, mai vane, mai offensive. Ci sono parole che hanno le braccia, quelle che abbracciano e che scaldano, e ci sono le parole che si fermano per lasciare spazio ai silenzi, quelli fertili e rispettosi, mai minacciosi.
Nella mia camera con vista non c’è mai stata la solita tempesta di brutalità e silenzi, quelli che feriscono e che abbrutiscono, ma c’è sempre stato l’arcobaleno dopo la pioggia.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • È una lettera meravigliosa e mi ci ritrovo. Sono stata amata in quel modo ed è una sensazione bellissima!

    Rispondi
    • Valeria Randone
      27 Marzo 2022 10:26

      Grazie, Silvia.
      Sono contenta che le sia piaciuta e che abbia provato questo amore.
      Un caro saluto

      Rispondi

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