Emozione inconfessabile, cocente e destruenta.
Moto dell’anima corrosivo e inconfessabile, che consegna gli essere umani alle proprie pulsioni più basse.
Li fa annaspare in balia delle onde anomale e lunghe del desiderare ciò che non si ha e ciò che non si è, e ciò che gli altri hanno e sono.
Tra i sette peccati capitali è, forse, la più avida e corrosiva, perché il benessere altrui per l’invidioso è fonte di malessere e di frustrazione, e lo obbliga a gesta nient’affatto nobili.
L’invidioso soffre, e il suo corpo parla per lui.
La bile prende il posto dei succhi gastrici e corrode mucose e umore.
La qualità di vita viene inquinata dalla virulenza di questo sentimento così deplorevole e affamato. Lo sguardo indossa le lenti giudicanti e predatorie.
Ecco a voi l’invidia, e il suo contenitore: l’invidioso.

Identikit dell’invidioso

L’invidioso è colui che brama per avere successo, un bel lavoro, delle belle auto e delle belle donne, ma che invece di guardare e concimare il proprio orticello – psichico e lavorativo – volge lo sguardo giudicante e denigratorio altrove.
Si lamenta perché la vita, il fato avverso, Saturno contro e le sciagure hanno reso gli altri bravi e belli, e lui un mediocre. Ingiustamente sfortunato.
È un ignavo e un indolente; colui che al posto dell’operosità e del duro lavoro ha sposato la negligenza, diventando un vero infingardo: schiavo di un’avvilente inerzia.

Lo sguardo dell’invidioso diventa maligno e predatorio. Captativo e oltraggioso, mosso da un’irruente malvagità.
Quando la volpe non arriva all’uva, scriveva in maniera evocativa e magistrale Esopo nella sua favola, dice che è acerba.

Gli invidiosi diventano denigratori, pensano che i successi altrui non siano meritati. Che siano frutto di favoritismi e scorciatoie per il successo, di incontri favorevoli e venti e letti a favore.
L’invidia rode e corrode le viscere, e annebbia la vista. Muove le gesta di azioni deplorevoli a danni altrui.
Diventa fautrice di furti: di articoli, di lavori altrui, di uomini o donne altrui.
Fa rubare in casa d’altri ciò che brilla, che sfavilla, che luccica. E ciò che all’invidioso manca.

Da Freud ai social

L’invidia del pene è tra le più note, e forse e per fortuna, abbondantemente superata.
La bambina, secondo Freud, quando scopre di non avere nulla che penzola tra le gambe, inizia a sviluppare un’invidia importante che le condizionerà la vita: l’invidia del pene.
Freud, agli albori della psicoanalisi, parlava di quell’invidia cocente che le bambine, tutte, durante il faticoso cammino del loro sviluppo sessuale provavano, e dalla quale derivavano profondi sentimenti di angoscia e di inferiorità.

In seguito, un’esponente femminista della psicoanalisi, Karen Horney, sostenne che sono gli uomini a provare un’invidia drammaticamente avvilente: l’invidia dell’utero, organo simbolico in grado di dare la vita.
Anche la storia si divide in invidia di genere.
Oggi, ai tempi dei social, luoghi deputati al postare ciò che brilla e, spesso, ciò che non si è o che non si ha, la gelosia, e lo spionaggio delle vite e dei profili altrui, diventano il vero nutrimento per il vizio capitale più dilagante che ci sia.

Il narcisista perverso e l’invidia

L’invidia non rende immuni dal suo veleno le coppie, soprattutto quando uno dei due è un partner dominante e uno sottomesso. Uno soffre di dipendenza affettiva e l’altro è un narcisista.

Amare un narcisista  è tra le esperienze più destabilizzanti e devastanti che ci siano.
Il narcisista lusinga, blandisce con le parole, avvolge, regalando l’illusoria sensazione di occuparsi delle fragilità altrui.
In realtà, si comporta esattamente come il drago di Komodo.
Insegue le sue prede per mangiarle, è cannibale e carnivoro.
Quando non riesce a mangiarle perché scappano nel tentativo di mettersi in salvo dalle sue grinfie, le stordisce con la sua saliva corrosiva affinché possano perdere il loro baricentro psichico, e poterle mangiare in un secondo momento.

Il narcisista patologico e perverso conosce bene l’invidia.
L’invidia abita in lui sin da subito, è provocata dalle sue mancanze primarie, dal senso di inadeguatezza che gli ha sempre fatto compagnia e dal bisogno di primeggiare per compensare le sue lacune.
Si paragona agli altri, al loro successo e alla loro reputazione, tenta in tutti modi di scavalcarli e di primeggiare – con mezzi leciti e illeciti – per dimostrare agli altri e soprattutto a sé stesso che lui non ha rivali.

Il narcisista quando ama, oscilla tra seduzioni e manipolazioni, tratta attacchi verbali ed emotivi, e lusinghe.
Viene mosso da un’invidia arcaica e profonda che diventa il denominatore comune delle sue scelte amorose, anzi dei suoi deliri persecutori.
Nella vita e in amore, fa di tutto per sminuire i risultati che la sua donna ottiene (i colleghi e i figli non sono immuni da questo atteggiamento).
All’inizio della relazione si dichiara felice per il successo della donna amata, fa finta di ammirare i suoi successi e le sue conquiste, l’aiuta a risolvere le difficoltà, ma in realtà ne trae un vantaggio enorme. Viene posto su un piedistallo, crea dipendenza psicologica, e brilla di luce riflessa. Esattamente come un cannibale, come un vampiro come un pirata dell’anima, prosciuga di energie psichiche.
Il narcisista oscilla tra l’invidia e il disprezzo per ogni tassello dell’identità altrui e per il successo altrui.
Narcisismo e invidia patologica strettamente legate da un meccanismo profondo.

Gelosia e invidia

La paura, anzi il terrore, di perdere ciò che si ha o ciò che si ama, e il desiderio di possedere ciò che non si ha rappresentano il denominatore comune della gelosia e dell’invidia.
Gemelle diverse che abitano la stessa stanza della nostra psiche.
Gelosia e invidia, infatti, sono le emozioni più strettamente legate al possesso; si manifestano in molti gesti quotidiani, abitano molti pensieri, muovono le fila di azioni nefaste e deliranti, nutrono i rimpianti, le insoddisfazioni e le delusioni.
L’invidia è caratterizzata da una quota importante di ostilità e rabbia diretta verso l’altro, dal desiderio profondo di danneggiarlo, di denigrarlo e di farlo transitare nel fango inenarrabile e inarrestabile delle parole altrui.
Il termine invidia, in latino, ha la stessa etimologia di videre – guardare -, vedere.
Chi prova invidia, infatti, tende a mal vedere il prossimo.
Dante, poi, nella Divina Commedia mette gli invidiosi in Purgatorio.
Una donna o un uomo geloso, per esempio, provano invidia per le caratteristiche fisiche e psichiche altrui. Ci sarà sempre una donna col seno più grande, con gli occhi più liquorosi, più intelligente o abile, e con le labbra più carnose, per proseguire con un uomo più intelligente, che ricopre un ruolo di prestigio, con un corpo scolpito in palestra, e con un conto corrente ben nutrito.

Frustrazione e inadeguatezza, due ingredienti centrali per un sentimento letale

L’invidia rende fragili, vulnerabili, corrosi e corrosivi.
È faticosa anche per chi la vive. L’invidioso prova un senso di inadeguatezza e di inferiorità costante. Ha la sensazione che tutto ciò che è consentito agli altri e negato a sé stesso sia frutto di un regalo della vita, assolutamente non meritato.
Vive questa constatazione con grande frustrazione perché pensa di non riuscire a ottenere gli stessi vantaggi della vita.
Insomma, l’erba del vicino è sempre più verde.
L’invidia è un sentimento doloroso e ingombrante che danneggia la qualità di vita di chi la sperimenta e di chi la subisce.

Trasformare l’invidia e vivere meglio

L’invidia può essere un barometro di notevole importanza, che sa indicarci la strada da seguire e quella di evitare.
Possiamo imparare a volgere l’invidia a nostro favore.
Essa può indicarci, come una spia lampeggiante, ciò che vorremmo essere, che vorremmo diventare, o che desidereremmo ottenere tramite il nostro lavoro o le nostre relazioni. Inizialmente prenderne atto, può creare un livello notevole di frustrazione e generare dolori e strazi dell’anima, ma in seguito, può diventare un indicatore importante da ascoltare con reale attenzione.
L’invidia può aiutarci a realizzare i nostri desideri, a comprendere quali siano le nostre più profonde esigenze e a trasformarle in risorse.
Se ben utilizzata e non patologica, può far emergere il nostro valore, può enfatizzare il nostro talento, e può aiutarci a diventare ciò che realtà desidereremmo essere.

In realtà, l’invidioso urla la sua solitudine e confessa la sua inferiorità.

Andrebbe curato o evitato, più che demonizzato.