La generazione boomerang: a volte ritornano

generazione boomerang

La generazione boomerang è la generazione dei ragazzi che rincasano. Che dopo studi costosissimi all’estero, vedono infranti i loro sogni di autonomia, intrisi di speranza di poter ricoprire ruoli prestigiosi, e si trovano obbligati ad abitare nuovamente nella casa genitoriale.
Ma partiamo dall’inizio, da quando nascono, poi crescono, poi vanno via e talvolta ritornano.

Dall’utero all’Erasmus

Avevo iniziato a scrivere questo articolo mesi addietro ma poi mi sono fermata, direi arenata, mi faceva male. Forse perché mia figlia sta ultimando la triennale e, dopo immensi sacrifici, inizio stabilmente a pensare a quello che verrà dopo, al suo futuro. Forse per le guerre, per le incertezze, perché vedo in studio tanti ragazzi smarriti e tanti genitori affaticati. Non so. Adesso l’ho finalmente ultimato.
Il rapporto con i figli è un rapporto d’amore fatto di strappi e riparazioni che dura tutta la vita. Li desideriamo prima di averli in utero, li accudiamo con amore, dedizione e fatica, li osserviamo tentando di stare alla giusta distanza dal loro mondo interno ed esterno. Non troppo presenti o opprimenti. Non troppo distanti da elicitare angosce abbandoniche.
Poi ci crocifiggiamo per tutto, tra sensi di colpa e paura di sbagliare.
Poi, un bel giorno, crescono, così senza preavviso e vanno via di casa. Lo squarcio è totale, deflagrante. Scombussola dalla fondamenta soprattutto le madri e la coppia, che magari nel frattempo coppia non è più.
Si chiama sindrome del nido vuoto e ne ho già scritto in un altro articolo. È una fase di lutto e di disorientamento che provano i genitori quando i figli vanno via di casa per andare a vivere da soli o per studiare all’estero. Il vuoto occupa la casa, tutte le stanze e soprattutto il cuore. La loro stanza rimane misteriosamente ordinata, il silenzio regna sovrano, le scarpe non sono più scaraventate dappertutto, finanche il bagno non ricorda più un bagno pubblico. La coppia di genitori si ritrova da sola con loro stessi ad accarezzare la mancanza e a fare bilanci di mezza vita.
Inizia così la raccolta punti per i voli low cost. Cambiano i piani tariffari, le tariffe telefoniche diventano agevolate per chattare di notte e di giorno senza limiti. I voli vengono acquistati al volo per diventare sorprese o sostegno psicologico. I pacchi che contengono il cibo della nonna e i ricordi più preziosi vengono spediti di continuo.

Leggi anche:
Cosa desiderano le donne

Numeri da capogiro

Tra lacrime e angoscia di separazione, i ragazzi che decidono di studiare in università lontane da casa aumentano a dismisura. Ci credono. Studiano sin dalle elementari per raccogliere certificazioni e punteggi. Sono super stressati da questa maratona che è lo studio. Sono alle medie e devono già iscriversi al liceo. Sono al liceo e devono studiare per i test universitari. Terminano la triennale e devono già aver scelto la specialistica o il master addirittura prima della laurea. Corrono senza tregua, e i genitori li seguono a ruota con non poche ansie e fatiche.
I ragazzi che decidono di studiare in un’altra città o all’estero per mettersi alla prova, per spostare i loro limiti e per trovare delle soluzioni economicamente più vantaggiose per un futuro prosperoso e più roseo sono un vero esercito. Secondo i dati del rapporto italiani nel mondo 2022, oltre 1.200.000 di ragazzi tra i 18 e i 34 anni hanno scelto di vivere in un’altra città.

Fuga di cervelli e nostalgia, quando il distacco diventa uno squarcio

Sotto l’ombrello della sindrome del nido vuoto abbiamo sintomi vari ed eventuali: abbondanti quote di nostalgia e di malinconia, domande a raffica alle quali i genitori non sanno rispondere – gli avrò spiegato tutto? se la saprà cavare senza di me? mangerà abbastanza? troppo? troppo poco? male? e le verdure e la frutta? e così via -, segue la mancanza di quotidianità e l’incognita verso il futuro di questi ragazzi così distanti e già così stressati.
Le madri, soprattutto, devono adattarsi al cambiamento, che non è facile o immune da sofferenza. Molte donne hanno messo al centro della loro vita il loro ruolo di madre che accudisce e che cura, mettendo in secondo piano i loro reali bisogni e desideri. D’un tratto, senza essere mai sufficientemente pronte, si ritrovano con la casa vuota e con il cuore in bilico. I bisogni e le passioni sono talmente impolverati dal tempo che fanno fatica a essere messe a fuoco. In una prima fase subentra uno scoraggiamento totale seguito da una riorganizzazione dei tempi e degli spazi.

Leggi anche:
Mi ami? Ma quanto mi ami?

A volte ritornano: il nido affollato

Gli equilibri in fase di figli non sono mai facili da raggiungere. Capita talvolta che il nido ritorni ad essere affollato. Molti ragazzi, usciti di casa per studiare o lavorare, tornano in famiglia. I motivi solitamente sono di tipo economico: non hanno trovato il lavoro dei sogni, vivere all’estero è decisamente troppo costoso, e la casa genitoriale rappresenta comunque un porto accudente e sicuro.
Sono stati battezzati la generazione boomerang, coloro che ritornano. La crisi economica e la pandemia ha peggiorato la situazione lavorativa, così, dopo avere investito denaro e fatica, questi ragazzi tornano ad abitare la casa genitoriale.
All’età di circa trent’anni molti giovani guadagnano meno di mille euro al mese nonostante lavorino quaranta ore alla settimana, senza progetti e senza futuro. Così la stragrande maggioranza di loro non è in grado di adattarsi alla nuova realtà economica.
Instabilità economica e amorosa
I ragazzi che ritornano, che in fondo falliscono – non di certo per colpa loro – , che mettono i loro sogni nel cassetto, implodono su loro stessi. Il sogno del lavoro agognato per il quale hanno faticato tanto, di un’indipendenza economica e psichica si infrange sul muro della realtà. In queste condizioni di incertezze economiche anche il desiderio di stabilità affettiva e familiare latita nel tempo. Non è pensabile desiderare una convivenza o un matrimonio con la paghetta dei genitori o con stipendi miseri e senza progetti a lungo termine. Sono giovani che hanno lottato, si sono impegnati a lungo, hanno duellato con i test e le prove infinite per entrare qua e poi la. Avrebbero voluto qualcuno che li emozionasse senza danneggiarli e invece si sentono danneggiati da tutti ed emozionati da nessuno (mi riferisco al lavoro e all’amore).
La generazione boomerang diventa un boomerang per l’intera società.

Leggi anche:
L'ansia e i suoi mille volti. Professione ipocondriaco

Seguimi su Facebook (clicca qui) e su Instagram (clicca qui) e guarda le mie foto.

Per ricevere la mia newsletter settimanale potete iscrivervi cliccando sul pulsante sotto se vi fa piacere, vi aspetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Articoli correlati
error: Il contenuto è protetto