Calo del desiderio sessuale: il difficile passaggio dal piacere solitario, al piacere condiviso

//Calo del desiderio sessuale: il difficile passaggio dal piacere solitario, al piacere condiviso
  • sindrome masturbatoria traumatica

L’autoerotismo spaventa.
Messo al rogo dalla chiesa, evoca paure ataviche ed efferati sensi di colpa.

Cara dottoressa ti scrivo
Moltissimi pazienti, giovani e non, scrivono alla mia email, partecipandomi sconforto, confusione e preoccupazione, circa la differenza esperita tra il “piacere solitario”.
Il piacere solitario – momento ludico ed esplorativo di incontro con se stessi -, è caratterizzato dall’“autoerotismo” ed il “piacere condiviso”, piacere che abita l’incontro con l’altro nella sua interezza.
Un altro frequente disagio che custodisco nei miei consulti, è quello correlato al “calo del desiderio sessuale”, disfunzione sessuale sia maschile, che femminile, caratterizzata dalla riduzione, fino ad arrivare alla sua assenza,del desiderio sessuale; disfunzione oggi, in crescente ed allarmante aumento.

Esiste una correlazione tra i due eventi?
E, se sì, quale?

L’autoerotismo, nell’immaginario collettivo, è spesso caratterizzato da sgradevoli sentimenti di colpa, vergogna e censura; storicamente veniva infatti correlato alla caduta dei capelli, alla cecità ed a tantissimo altro, per dissuadere i giovani, che mossi da sano furore testosteronico, si approcciavano alla conoscenza della loro corporeità e sessualità.
Un ipotetico primo rapporto sessuale, veniva tanto desiderato, immaginato e, spesso latitava nel tempo, fino a quando la ragazzina, certa del loro amore e durata nel tempo del rapporto, si concedeva, spesso solo a matrimonio avvenuto.

Oggi, il panorama storico ed antropologico si è totalmente modificato

Sesso in età precoce, manca l’attesa
L’età media del primo rapporto sessuale, si è notevolmente abbassata, i ragazzi si approcciano alla fatidica prima volta, avendo già sperimentato online una sessualità solitaria ed appagante, tra le riservate e trincerate mura domestiche.
Le giovani donne, sono molto più spregiudicate e richiedenti e si accostano alla delicata sfera della sessualità, non tanto mosse dal desiderio dell’altro, quanto dal desiderio di sperimentazione, sempre e comunque, scindendo spesso la sfera della sessualità dall’affettività, generando molte volte ansie, ansie anticipatorie del rapporto sessuale e possibili disfunzioni sessuali, spesso proprio correlate alla “reputazione da prima volta!”

Autoerotismo: incontro con se stessi, e non incontro con l’altro

Alla luce di queste importanti modificazioni storiche e degli usi e costumi sessuali, ci rendiamo conto, di come l’autoerotismo, possa assumere un significato consolatorio, e di grande appagamento, sia per l’incontro con l’immaginario erotico, che per l’assenza dell’incontro con l’altro!
Il calo del desiderio sessuale, terminologia, spesso abusata dal punto di vista diagnostico, cela un disagio importante del momento storico in cui viviamo.
Questa disfunzione sessuale, è  caratterizzata dalla compromissione della fase del desiderio, fino ad arrivare poi a compromettere la successiva fare dell’eccitazione e quella della risposta orgasmica.
In un momento storico caratterizzato da un’estrema sessualizzazione di tutto, da una massiccia esposizione a stimoli sessuali, da una sessualità facile, consumistica e spesso sostitutiva di altri disagi e richieste, perché molti giovani prediligono il piacere solitario al facilmente reperibile piacere condiviso?

E perché il passaggio dal primo al secondo, è difficoltoso ed  a volte impossibile?
L’autoerotismo, rappresenta spesso una piacevole, indispensabile e difensiva fuga dal mondo dell’altro, caratterizzato da un aspetto sensoriale, esperienziale, dall’ intimità emozionale e corporea dell’incontro con l’altro, nella sua interezza.
L’incontro con l’altro, anche se fugace, viene abitato da un erotismo diffuso, non localizzato sui genitali, ma distribuito su tutto il corpo, la mente ed i sensi, è tattile, visivo, uditivo, legato agli odori, alla pelle, al tatto e contatto ed il desiderio cresce su un reticolo di emozioni, che il difensivo piacere solitario non consente di sperimentare.

Ricapitolando
Ricapitolando, diventa indispensabile all’interno di una scrupolosa “diagnosi psico-sessuologica” effettuare un distinguo, tra un autoerotismo sano e ludico ed un autoerotismo difensivo, come esclusiva forma di appagamento sessuale.
Quest’ultimo, rappresenta uno strategico evitamento della sessualità e dell’incontro con l’altro, può inoltre fungere da dolorosa copertura a svariate disfunzioni sessuali ed al calo del desiderio sessuale.

Leggi anche questo articolo sulla masturbazione femminile.

By | 2017-02-08T21:36:44+00:00 8 giugno, 2010|Categories: Disfunzioni Sessuali Maschili|Tags: , , |

6 Commenti

  1. Anonimo lettore 21 agosto 2016 al 1:23 - Rispondi

    Bell’articolo (come tutti quelli della dottoressa Randone), che alza il velo su quello che in fondo è ancora un tabù.

    Dubito però che la “sessualità solitaria tra le riservate e trincerate mura domestiche” sia davvero “appagante”…

    E’ qualcosa che si fa in mancanza di meglio.

    La storia che si faccia “per conoscere meglio il proprio corpo” mi sembra un po’ un luogo comune. Dopo che l’hai “conosciuto” due tre dieci cento volte, preferiresti di gran lunga quello di una donna.

    Stando alla mia personale esperienza, poi, troppo autoerotismo provoca, almeno nel maschio, difficoltà a raggiungere l’orgasmo nel rapporto di coppia (per la donna invece sembra che l’autoerotismo agevoli l’orgasmo anche nel rapporto a due: chissà perché). La correlazione fra masturbazione e anorgasmia maschile o eiaculazione ritardata nel rapporto di coppia dovrebbe forse essere meglio studiata.

    In parole povere, se uno si abitua troppo con la mano poi non riesce a raggiungere l’acme del piacere nel “rapporto penetrativo”, che in fondo rappresenta la sessualità normale, rispetto a cui il resto è un contorno o un surrogato.

    Mia peronalissima (ma sperimentata) impressione.

    • Valeria Randone 24 agosto 2016 al 9:53 - Rispondi

      Gentile Utente,
      grazie per le Sue riflessioni che mi danno l’opportunità di chiarire ulteriormente altri punti.
      L’autoerotismo appartiene alla crescita psico-sessuale degli uomini e delle donne, aiuta la conoscenza corporea e dell’immaginario erotico associato al piacere.
      Ma, pensare, che possa essere un sostituto o un mero apprendimento fine a se stesso, non è un mio pensiero.
      Tra l’altro, la “sessualità è un essere non un fare”, e dipende profondamente dalla coppia in cui abita, quindi gli “apprendimenti” solitari lasciano il tempo che trovano.
      E, come dice giustamente Lei, nel tempo il piacere condiviso diventa sconosciuto, se non chimerico.
      Un cordiale saluto.

  2. Anonimo lettore 24 agosto 2016 al 13:13 - Rispondi

    Sono lo stesso Anonimo di prima.
    Vero, La coppia a volte è una solitudine a due. E non è neppure condivisa: ognuno dei due è solo con se stesso. Triste.
    Un consiglio: scriva un articolo sulla difficilissima, anzi impossibile, terapia dell’eiaculazione ritardata (“eiaculatio seiuncta”, la chiamavano in passato).
    Che non è affatto grande arte amatoria, a meno che non sia voluta. E’, al contrario, una cosa molto spiacevole. E può addirittura impedire di avere bambini.

  3. Anonimo 25 agosto 2016 al 22:29 - Rispondi

    “Vivere all’insegna del compromesso” è proprio la triste lezione che i miei genitori tacitamente (gesti, atteggiamente e silenzi possono dire, al di sotto della soglia della consapevolezza, dunque in modo ancor più pervasivo e penetrante, più di tante parole) mi trasmisero, e che io ho finito inconsciamente per seguire. Se non altro non faccio figli a mia volta, che su questo triste pianeta siamo già in troppi.

    L'”immaginario erotico ipoevoluto” è figlio dell’educazione cattolica: che quando non porta alla perversione, conduce al grigiore.

    La solitudine in due, però, a volte fa meno paura della solitudine da soii. Questo mi sembra umano.

    • Valeria Randone 26 agosto 2016 al 10:24 - Rispondi

      Grazie per le sue riflessioni, sembrano un grido di dolore a voce alta.

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