Nella coppia simbiotica il desiderio di unità e di oceanica fusione occupa tutto: cuore, mente e giusta distanza. La coppia fusa e confusa fa tutto quanto è in suo possesso per diventare una cosa sola. “Carne della mia carne”, è la frase che più la rappresenta.
La distanza, non di sicurezza ma la giusta distanza, viene percepita come un baratro. Un solco invisibile di egoismo e cinismo, di egocentrismo e freddezza, fautore di disguidi amorosi e attentati sessuali.
Il fare tutto insieme, l’essere una cosa sola, avere il proprio nome di battesimo associato a quello del partner, come se l’unità fosse l’unica strategia salva coppia, è la strada più rapida e lineare per due crisi a cascata: quella individuale e quella di coppia.

Prigione a tempo determinato: sei tutto per me, sei tutto me stesso

La coppia simbiotica contiene in sé tante criticità e altrettanti talloni d’Achille.
I partner sono fermamente convinti che nessuno potrà mai separarli; in realtà, la troppa vicinanza è portatrice sana di asfissia e fame d’aria. Due pericolosissimi attentati alla longevità della coppia.
La coppia simbiotica è una coppia fragile, incerta, vulnerabile. È una coppia spaventata dalla vita e dal rischio separazione. Utilizza la vicinanza estrema per evitare tentazioni e intromissioni.
Sono partner sprovvisti di quegli indispensabili confini individuali: argini dispensatori di fascino e di equilibrio psichico.
La coppia simbiotica, prima del sopraggiungere della prima crisi, si ritiene immortale. Inattaccabile. Infallibile. I partner hanno improntato la loro vita alla simbiosi, alla fusione, all’attenzione perenne al mondo dell’altro, smarrendo il proprio (mondo e confine). Una sorta di apnea del vivere che prima o poi presenta loro un conto davvero salato.

I partner simbiotici fanno tutto insieme, mangiano le stesse cose come se avessero un unico palato, non litigano perché non hanno – o non sanno di avere – idee politiche diverse o divergenze di opinioni. Fanno l’amore sempre allo stesso modo; per loro la noia è una coperta protettiva e rassicurate.
Non conoscono la spezia della gelosia perché l’uno non solleva lo sguardo dall’altro, non ci sono contrattazioni o litigi da dover riparare. Fughe e silenzi. Parole e bronci.
Niente di niente. Calma piatta.
Vivono l’uno per l’altro, e l’altro per l’uno; senza strappi, strade divergenti e ricongiunzioni postume.
Il controllo silente del partner è il denominatore comune del loro comportamento amoroso, che diventa poi una trappola infernale. La troppa vicinanza, inoltre, tarpa le ali al desiderio.
Il bisogno di sicurezza estrema tiene a bada l’ansia da separazione ma trasferisce l’erotismo sull’altare sacrificale.

La troppa vicinanza si paga in svalutazione erotica.

Atrofia emotiva: individuale e di coppia

Le coppie fuse sono coppie fragili, mettono al rogo le rispettive individualità, i sogni e i progetti individuali.
L’autonomia viene messa sul banco degli imputati perché considerata inquieta e inquietante.
La carcerazione diventa un bisogno indispensabile, una rassicurazione estrema per poter amare in sicurezza.

Il passato del partner diventa una minaccia, e la distanza in un baratro.
La coppia sembra abitare dentro una bolla protettiva. Senza aria e senza luce. Senza sussulti e senza intromissioni, nemmeno da parte dei loro più reconditi desideri rimossi.

Coppia che trovi, lacune che hai. Dal poco al troppo amore

Per amare bene bisogna essere stati amati bene.
Non tutti hanno la fortuna di nascere e crescere in famiglie sane, composte da una coppia adeguata che, a sua volta, è composta da due individui sani. Così le lacune dei genitori come coppia e come individui si abbattono sui figli.

I primi anni di vita dei bambini sono un vero laboratorio. Si formano le certezze e anche le incertezze. Le strutture psichiche che servono a supportare la crescita, unitamente alle strutture deficitarie che la danneggiano.
Un bambino poco amato, o mal amato, sperimenta un grande vuoto, un voragine psichica che gli camminerà a fianco e dentro a lungo.
Penserà che l’unico modo per stare bene e per nutrirsi sarà vivere in coppia. La coppia che vorrà abitare sarà una coppia simbiotica, così, la sua vita amorosa sarà finalizzata alla ricerca della famigerata mezza mela di platonica memoria.
Non sarà attratto dalla dimensione di coppia sana, da un partner che vive alla giusta distanza dal mondo dell’altro, non cercherà l’autonomia, ma sarà alla continua ricerca della dipendenza. Di legami asfittici, asimmetrici, vampirizzanti di energie psichiche.

Un altro aspetto che correla con l’origine del rapporto simbiotico è la simbiosi primaria che il genitore instaura con il bambino. Si tratta di bambini che sperimentano l’amore solo tra braccia che stritolano, all’interno della relazione esclusiva e profonda con il genitore.
Dinamiche amorose che se introiettate da bambini, verrano poi ricercate da adulti. Un copione che si ripete nel tempo da cui è difficile liberarsi.
Una sorta di ragnatela relazionale che si riproporrà immodificata di generazione in generazione.
Una mamma che vive solo per il figlio, che lo protegge e lo ama a dismisura, che trova in lui la sua ragione di vita, che erotizza il legame con lui per compensare quello che non vive con il marito, non aiuta il bambino a separarsi da lei. Lo manipola. Lo rinforza nella dipendenza.
Nella fame d’amore e nella fragilità psichica. Questo bambino, quando diventerà adulto, avrà notevoli difficoltà nel diventare un adulto individuato, e riproporrà tra le sue scelte amorose, amori infantili e simbiotici.

Quando l’insicurezza dell’uno diventa sicurezza per l’altro

Gli amori simbiotici non capitano per caso. Non sono un incidente di percorso. Non sono la concretizzazione del fato avverso. Si tratta di partner che si scelgono tra mille anime; avviene così un incastro perfetto e perfettamente compatibile tra due problematiche affettive.
Gli effetti collaterali della simbiosi sono devastanti e molto pericolosi per la stabilità e longevità della coppia stessa. Quello che più temono, la distanza, diventa ciò a cui, prima o poi, anelano.
Appaiono all’orizzonte le liti, i conflitti, e la sessualità diventerà tiepida e insipida. Senza gioia e senza sussulti emotivi, a sigillo di una presunta stabilità coniugale. Appaiono i disturbi neurovegetativi.
L’inconscio si ribella e lo fa con l’unico linguaggio che conosce: i sintomi.
Sintomi che devono essere ascoltati, decodificati. Adeguatamente tradotti in parole. Quando, invece, per paura di un cambiamento o di un abbandono, vengono tacitati escono dalla porta per rientrare dalla finestra della psiche.

Cambiano veste, cambiano organo bersaglio, ma non spariscono.

La relazione adulta, questa sconosciuta nella coppia simbiotica

Partner adulti creeranno una relazione adulta. Partner irrisolti una relazione irrisolta e traballante. Partner fragili e infantili una relazione simbiotica e asfittica.
La relazione adulta non è immune dal sostegno psicologico reciproco, ma non trasforma il partner in uno psicologo amatoriale. Non è immune dalla vicinanza emotiva, che non diventa però simbiosi e asfissia emozionale reciproca.
La relazione adulta è formata da due persone adulte che hanno già risolto le loro ferite d’infanzia e che non le traslano maldestramente dentro la loro coppia.
Si tratta di due adulti che hanno smesso da tempo di essere figli dipendenti e affamati di cure, che si coniugano con un altro individuo, preferibilmente già individuato e differenziato dalla famiglia d’origine.
Ognuno dei due è un adulto risolto e apporta conquiste e acquisizioni alla nuova coppia. Esattamente come un mare nel quale affluiscono i suoi fiumi, la coppia adulta è un grande mare.
Talvolta calmo, altre volte in tempesta, altre volte ancora meravigliosamente accogliente, ma sempre in continuo ricambio.
Per evitare ristagni, pozzanghere e atrofia delle emozioni.

La calma piatta turba e disturba l’amore.