Vitriolage, il viso deturpato dall’acido. Una deriva della misoginia

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Si chiama vitriolage e cancella il volto dell’amata con l’acido. Irreversibilmente.

Quando si ama tutto sembra essere lecito, anche il possesso confuso per gelosia ed amore.
Quando si ama tanto e tanto male, l’aderenza alla realtà viene smarrita e, quello che, in situazioni di integrità emozionale e psichica, verrebbe considerato folle, in situazioni di sudditanza psicologica viene confuso per amore ed, addirittura, per protezione.
Quando si ama inoltre, si pensa che sia per sempre.
Quando si ama male, la parola crisi, o fine di un amore, non viene nemmeno contemplata, perché non appartiene al vocabolario della follia.
Il “per sempre” va ben oltre la volontà della donna, ed anche oltre la vita.
Quando uno stalker, o un uomo disturbato e dannato, viene minacciato di abbandono, reagisce con efferata cattiveria, e perseverazione ideica.
La sua donna rimarrà sua, sottomessa ed infelice, ricoperta di lividi, ma sua.

A letto con il nemico

Quali meccanismi scattano nella mente di un uomo che aggredisce fino alla morte la donna che dichiara di amare?

Carnefice e vittima sono una coppia perfetta, perfettamente in sintonia e, paradossalmente, in armonia.
Come in tutte le coppie, anche quelle poco assortire sul piano relazionale, soprattutto nel caso di “vittima e carnefice” esiste un legame profondo, talmente inconscio che può portare alla morte lei, ed alla carcerazione lui.
Due vite praticamente distrutte.

Qualche esempio di copione comportamentale disfunzionale:

Lui comanda, lei obbedisce.
Lui controlla, lei si fa controllare.
Lui insulta, e lei confonde le parole offensive per parole d’amore, e di sana gelosia.
Lui aggredisce, lei si fa aggredire, tollerando, negando, addirittura proteggendo il suo carnefice dallo sguardo inquisitorio del mondo, e dal suo stesse esame di realtà.
Poi, un giorno all’improvviso – ma sappiamo bene che il carnefice aveva già lasciato sulla strada di questo amore tante tracce di sé e della sua aggressività, come le molliche di Pollicino – ecco che scatta il famigerato “raptus omicida“.
Così scrivono i giornali.
Niente di più falso, scrivo io.
La donna sperava, come fanno in tante, che il tempo avrebbe reso sano questo amore tossico.
Aspettava silente, coprendo ogni aggressività con il balsamo dell’amore.
Sperava che l’amore avrebbe curato ogni cosa.
Sperava inoltre che a Lei, non sarebbe mai successo.
Ma le coltellate – non una, inflitta per un transitorio stato alterato di coscienza, ma tante, inflitte con rabbia e ferocia – o l’acido – amorevolmente acquistato ed organizzato con dovizia di particolari – hanno poi fermato il tempo.

Uno sguardo alle donne. Cosa fare, come salvarsi la vita, e come curarsi

Donne sole, bulimiche d’amore e di attenzione, sicuramente fragili ed insicure, si consegnano senza riserve tra le braccia possenti e protettive del loro carnefice, confondendo così l’amore con il possesso, la mancanza di attenzioni con l’assoluta mancanza di rispetto, e le aggressioni fisiche e psichiche con le dimostrazioni d’amore.
La solitudine è un fardello pesante, così come lo è la ferita dei non amati, quella ferita sanguinolenta che nutre la disistima e la fragilità delle donne che, un tempo, non sono state amate a sufficienza dalle figure genitoriali.
Accontentarsi però, non scegliere, o peggio ancora, subire abusi e violenze, crea una ferita ancor più pericolosa, che diventata poi, il varco verso l’uccisione, o lo sfregio del suo volto.
Il silenzio uccide, e porta direttamente alla morte, o alla dose letale di acido.

  • Esiste una correlazione tra fame d’amore e stalking?
  • Ed ancora, esiste un legame tra donne sottomesse e bisognose d’amore ed uomini aggressivi e dominanti, o pseudo-tali?

Sicuramente si.

Le fragilità emotive partono da lontano, e queste donne, nel tentativo malsano di lenire le ferite dell’infanzia, sceglieranno uomini sbagliati e tossici che le condurranno direttamente alla morte.
Sono donne fragili ed insicure che vivono solo se amate, tra la sottomissione e le percosse, e tra i ricatti ed i compromessi dell’esistenza.
Sono donne che si accontento, che non vedono – o non vogliono vedere -, che soffrono in silenzio, che sperano ancora.
Queste donne soffrono di “dipendenza affettiva”, una pericolosa droga d’amore, che le rende incapaci di odiare e di ribellarsi ai loro carnefici, diventando così, possibili protagoniste del femminicidio e dello stalking.

L’acido non appare all’improvviso, gli amori malati portano direttamente alla morte.

Non è una somministrazione inaspettata, ma accuratamente programmata.
Una vendetta lenta, che questi uomini dannati hanno organizzato con cura, e che hanno adoperato come balsamo per le loro ferite, e per lenire la paura dell’abbandono.

Che ruolo ha la donna?
La donna ha un ruolo decisivo.
Centrale.
Queste donne, vittime del loro stesso bisogno d’amore, non sono in grado di distinguere l’amore dalla follia.
Non vedono, non sentono, non denunciano, sperano in un cambiamento, in una gentilezza.
Attesa che, come sappiamo, rinforzerà la follia del loro carnefice.
Sono donne incapaci di provare rabbia ed odio, elementi centrali per mantenere la giusta distanza dal mondo dell’altro, soprattutto quando l’altro è il loro carnefice.
Spenti i riflettori della passione, del desiderio e della seduzione, la donna dovrà fare i conti con i lividi del corpo e dell’anima.
Sappiamo bene che il dopo non sarà mai uguale al prima.
Sappiamo che la sofferenza che si prova quando finisce un amore è atroce, e che l’abbandono rende folli, stalker, assassini, questi uomini così tanto fragili.
Sappiamo che c’è uno stalker perché c’è una vittima, e c’è un dominante perché c’è l’altra metà del cielo, la donna sottomessa.
E, sappiamo anche che, ci sono dei segni prodromici che vengono sottostimati.

Perché l’uomo adopera l’acido. La vendetta, un cerotto per l’anima

L’uomo non accetta l’abbandono, la donna che è stata sua, non sarà mai iil di nessun altro.
Nemmeno di se stessa.
La vendetta viene pensata, accarezzata con la fantasia, centellinata con il piacere sadico di chi la metterà in scena da lì a breve.
Niente avrà più senso senza di lei.
La desidera morta, danneggiata, sfregiata.
Uno schiaffo non gli basta più per placare la sua rabbia, per lenire la paura dell’abbandono.
Soltanto una “vendetta perfetta”, ed irreversibile, placherà la sua follia.
Quella donna dopo il suo sfregio, non avrà più un volto, e nemmeno vita.

Si chiama vitriolage, ed è una deriva della misoginia

L’acido, dall’acido nitrico a quello cloridrico, ad altre sostanze corrosive, andrà a corrodere la pelle, fino ad arrivare ai tessuti, fino alle ossa del viso, rendendo – irreversibilmente – quelle donne delle mostruosità, l’ombra di quello che erano.
L’acido si poggia sulla pelle, inizia a penetrarla, a corroderla, ed insieme a lei la psiche della donna.
È una modalità per cancellare definitivamente il volto della donna amata, o meglio di colei che un tempo era in suo possesso, esattamente come un trofeo.
Il volto correlata alla dimensione identitaria di ognuno di noi.
Ci rappresenta, è il nostro biglietto da visita.
Siamo noi.
Ci vorranno poi, infinite e dolorose tappe di chirurgia plastica e ricostruttiva – e non sempre sono bastevoli – per restituire dignità a queste donne.
Tappe dolorose e simboliche che, unitamente alla pelle, ai muscoli ed ai tessuti, dovrebbero risanare l’anima trafitta e corrosa dalla mutilazione estetica.
Il dopo non sarà più mai uguale al prima, il volto ricostruito non sarà mai uguale al precedente.
Queste donne dovranno indossare i panni della ricostruzione, e l’anima del coraggio.
Il messaggio atroce che questi uomini incidono a fuoco sul volto delle loro vittime è il seguente:

  • “Né con me, né senza di me”.
  • “Se mi lasci, ti cancello l’identità”.
  • “Non avrai altri dopo di me”.
  • “Non avrai un volto da truccare, da esibire”.
  • “Non avrai un volto per sedurre, per essere accarezzata, o baciata”.
  • “Dopo di me, non sarai più tu”.

Un suggerimento per tutte le donne

Un uomo aggressivo non guarisce.
Un uomo che insulta, che picchia, che ferisce lo farà ancora, ed ancora un’altra volta.
Quando l’aggressività travalica il buon senso, ed i freni inibitori, il passaggio all’atto – in psicoanalisi detto “acting out” – avverrà infinite altre volte, fino al gesto irreversibile: lo sfregio, o l’uccisione della donna.
Conosciamo bene l’epilogo, è solo questione di tempo.
Questi uomini sono mossi da una fissazione ideo-affettiva – tipica dello Stalker -, quindi, è solo questione di tempo, prima o poi quella donna la uccideranno.
La fame d’amore è curabile con la psicoterapia, e questi uomini possono essere fermati prima che accada il peggio.

Quindi, ricapitolando: clinici e forze dell’ordine.

By | 2017-06-22T12:08:31+00:00 20 giugno, 2017|Categories: Psicologia|Tags: , , , |

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